March 20, 2026
Cyber risk e revisione: il nuovo fronte dei controlli
Negli ultimi anni, il concetto di rischio aziendale ha subito una trasformazione radicale. Se in passato l’attenzione dei revisori era concentrata principalmente su errori contabili, stime di bilancio e conformità normativa, oggi emerge con forza un nuovo protagonista: il rischio informatico, o cyber risk.
Negli ultimi anni, il concetto di rischio aziendale ha subito una trasformazione radicale. Se in passato l’attenzione dei revisori era concentrata principalmente su errori contabili, stime di bilancio e conformità normativa, oggi emerge con forza un nuovo protagonista: il rischio informatico, o cyber risk.
Sempre più aziende basano i propri processi su sistemi digitali, ERP integrati e flussi automatizzati. Questo significa che un attacco informatico, un malfunzionamento o una violazione dei dati non rappresentano solo un problema IT, ma possono avere impatti diretti e significativi sull’informativa finanziaria.
Il cyber risk entra nel perimetro della revisione
Il revisore non è (e non deve diventare) un esperto di cybersecurity, ma non può più ignorare i rischi legati ai sistemi informativi. I principi di revisione richiedono infatti di comprendere l’ambiente in cui opera l’impresa, inclusi i sistemi IT che supportano la redazione del bilancio.
Un sistema vulnerabile può compromettere:
- l’integrità dei dati contabili
- la tracciabilità delle operazioni
- l’affidabilità dei controlli interni
Ad esempio, un attacco ransomware potrebbe bloccare l’accesso ai dati o alterarne il contenuto, rendendo impossibile verificare la correttezza delle registrazioni. Allo stesso modo, accessi non autorizzati ai sistemi possono portare a manipolazioni fraudolente difficili da individuare con le procedure tradizionali.
Dalla revisione dei numeri alla revisione dei sistemi
Questo scenario impone un cambio di prospettiva: la revisione non può più limitarsi ai numeri, ma deve estendersi ai processi che li generano.
In particolare, diventa fondamentale valutare:
- i controlli generali IT (accessi, autorizzazioni, gestione delle password)
- i controlli applicativi (coerenza e validazione dei dati)
- le procedure di backup e disaster recovery
Non si tratta di svolgere un audit informatico completo, ma di comprendere se l’ambiente tecnologico è sufficientemente affidabile da garantire dati attendibili.
Il ruolo del revisore: integrazione e collaborazione
Di fronte alla crescente complessità tecnologica, il revisore è chiamato a collaborare sempre più spesso con specialisti IT. Questa integrazione consente di affrontare in modo più efficace le aree di rischio, mantenendo al contempo il focus sugli impatti finanziari.
Inoltre, il revisore deve sviluppare una maggiore sensibilità verso segnali di rischio spesso sottovalutati, come:
- anomalie nei log di sistema
- interruzioni frequenti dei servizi
- carenze nella segregazione degli accessi
Questi elementi, se ignorati, possono tradursi in errori rilevanti nel bilancio.
Una sfida (anche) culturale
L’inclusione del cyber risk nella revisione rappresenta non solo una sfida tecnica, ma anche culturale. Richiede un aggiornamento continuo delle competenze e un approccio più dinamico al rischio.
In un contesto in cui i dati sono sempre più digitali e interconnessi, la qualità dell’informativa finanziaria dipende inevitabilmente dalla sicurezza dei sistemi che la producono.
Conclusioni
Il cyber risk non è più un tema distante dalla revisione, ma una componente essenziale della valutazione del rischio. Ignorarlo significa esporsi a errori potenzialmente significativi e compromettere l’efficacia stessa dell’attività di revisione.
Il revisore del futuro non sarà un tecnico informatico, ma dovrà essere in grado di comprendere, valutare e integrare i rischi digitali nel proprio lavoro. Perché oggi, più che mai, la affidabilità dei numeri passa dalla sicurezza dei sistemi.
