Il dichiarativo come strumento di controllo interno: oltre il semplice adempimento fiscale

La stagione dei dichiarativi rappresenta ogni anno un momento importante per le imprese. La predisposizione di IRES, IRAP e 770 viene spesso considerata come un'attività ricorrente, legata principalmente al rispetto di una scadenza.

La stagione dei dichiarativi rappresenta ogni anno un momento importante per le imprese. La predisposizione di IRES, IRAP e 770 viene spesso considerata come un'attività ricorrente, legata principalmente al rispetto di una scadenza.

Ma il processo dichiarativo può essere letto anche da una prospettiva diversa.

Non soltanto come un adempimento fiscale, ma come una vera e propria occasione per verificare la qualità dei processi amministrativi e dei controlli interni aziendali.

Dal dato contabile al dato dichiarativo

La predisposizione di un dichiarativo non consiste semplicemente nel trasferimento di informazioni da un sistema all'altro.

Il dato utilizzato nella dichiarazione nasce infatti da un percorso articolato: parte dalla contabilità, passa attraverso il bilancio e le relative scritture di assestamento, viene sottoposto alle valutazioni di natura fiscale e arriva infine alla determinazione dei valori da riportare nei diversi quadri della dichiarazione.

In questo percorso possono emergere differenze, riconciliazioni da effettuare, informazioni provenienti da fonti diverse e valutazioni che richiedono un adeguato supporto documentale.

È proprio in questi passaggi che la qualità del processo diventa determinante.

Un processo strutturato consente infatti di comprendere da dove proviene un dato, quali controlli sono stati effettuati, chi ne ha verificato la correttezza e quali evidenze ne supportano la determinazione.

Il dichiarativo come “stress test” dei controlli

La predisposizione dei dichiarativi può quindi rappresentare una sorta di stress test per il sistema amministrativo-contabile dell'impresa.

Se il processo è adeguatamente strutturato, le principali informazioni dovrebbero essere riconciliabili con i dati contabili e di bilancio e le eventuali differenze dovrebbero essere spiegabili e documentate.

Al contrario, alcune difficoltà ricorrenti possono essere il sintomo di processi che necessitano di essere rafforzati:

  • riconciliazioni effettuate prevalentemente in modo manuale;
  • dati provenienti da sistemi o fonti differenti e non adeguatamente raccordati;
  • assenza di una chiara attribuzione delle responsabilità;
  • difficoltà nel ricostruire il percorso che ha portato alla determinazione di un valore dichiarato;
  • documentazione non sufficientemente strutturata a supporto delle principali valutazioni;
  • controlli effettuati prevalentemente nella fase finale, a ridosso della scadenza.

Questi elementi non rappresentano necessariamente errori nel dichiarativo, ma possono evidenziare aree di rischio nel processo che conduce alla sua predisposizione.

IRES, IRAP e 770: tre prospettive sullo stesso processo

I diversi dichiarativi richiedono controlli e verifiche specifiche, ma condividono un elemento fondamentale: la necessità di partire da informazioni aziendali affidabili e adeguatamente documentate.

Nel caso dell'IRES, il raccordo tra risultato civilistico e determinazione del reddito imponibile rende particolarmente importante la gestione delle variazioni fiscali e la tracciabilità delle relative valutazioni.

Per l'IRAP, assume rilevanza il corretto processo di identificazione delle componenti che concorrono alla determinazione della base imponibile e il loro raccordo con le informazioni contabili.

Il 770, invece, coinvolge il processo relativo alle ritenute operate dal sostituto d'imposta e richiede coerenza tra le informazioni dichiarate, i versamenti effettuati e la documentazione sottostante.

In tutti e tre i casi, il dichiarativo rappresenta quindi il risultato finale di un processo più ampio.

Dal controllo del dato al controllo del processo

La domanda che un'azienda dovrebbe porsi non è soltanto:

“Il dato inserito nel dichiarativo è corretto?”

Ma anche:

“Come siamo arrivati a quel dato?”

La seconda domanda è particolarmente rilevante in un'ottica di controllo interno.

Un processo efficace dovrebbe consentire di ricostruire le principali fasi che hanno portato alla predisposizione della dichiarazione, identificando le fonti dei dati, le verifiche effettuate, le eventuali riconciliazioni e le responsabilità coinvolte.

In questo senso, la qualità del dichiarativo è strettamente collegata alla qualità del processo che lo genera.

Un'opportunità per rafforzare i processi aziendali

La stagione dichiarativa può quindi essere interpretata non soltanto come un momento di compliance, ma anche come un'opportunità di miglioramento.

Le attività di riconciliazione e verifica svolte durante la predisposizione dei modelli possono infatti far emergere inefficienze, attività manuali, ridondanze o aree nelle quali il sistema di controllo potrebbe essere ulteriormente strutturato.

Il beneficio non riguarda esclusivamente il rispetto dell'adempimento fiscale.

Rafforzare il processo significa anche migliorare la qualità del dato contabile, aumentare la tracciabilità delle informazioni, ridurre la dipendenza da procedure manuali e rendere più efficace il processo decisionale.

La prospettiva della revisione

È proprio in questa prospettiva che il dichiarativo può assumere un significato più ampio.

Per una società di revisione, l'attenzione non si limita alla correttezza formale del documento finale, ma riguarda anche i processi e i controlli che consentono di produrre informazioni affidabili, coerenti e verificabili.

Il dichiarativo diventa così una sorta di cartina di tornasole della qualità del sistema amministrativo-contabile.

Un processo dichiarativo solido non elimina ogni possibile rischio, ma consente all'azienda di affrontarlo in modo più strutturato: con dati riconciliati, responsabilità definite, controlli documentati e un percorso informativo tracciabile.

Oltre la scadenza

I dichiarativi rappresentano quindi molto più di una scadenza da rispettare.

Sono un momento nel quale l'azienda mette alla prova la capacità dei propri processi di trasformare una grande quantità di informazioni contabili e gestionali in dati fiscali coerenti, verificabili e adeguatamente supportati.

Guardare al dichiarativo come a un presidio di controllo interno significa, in ultima analisi, spostare l'attenzione dal semplice adempimento alla qualità del processo.

Ed è proprio questa prospettiva che può trasformare un'attività ricorrente in un'opportunità concreta per rafforzare il sistema di controllo aziendale.